Chi era Renato a vent'anni?
Un disperato. Additato perché "frequentava" la notte, i balordi, i coatti e i tatuati. Efebico ed effemminato, ero
stato adottato dalla borgata e non volevo certo "sposare" il salotto della Roma-bene.
E Renato Zero oggi?
Ho 48 anni e mi sento ancora un ragazzino. Mi piace essere coccolato e guidato. Il giorno che sarà "arrivato",
qualcuno starà pregando per me, da qualche parte...
Che giochi facevi da bambino?
Non avevo coetanei con cui giocare. Sono cresciuto con tre sorelle, così ho imparato a disegnare, cucire e
confezionare abiti. E ancora adesso so fare quello che la parte-donna di me ha coltivato.
Come giudichi gli uomini che ti criticano, scandalizzati dal tuo look?
Cretini, eterni frustrati. Non ammettono la propria femminilità  latente e non riusciranno mai a voler bene
davvero a una donna.
Quanti costumi nella tua carriera?
Decine e decine. Alcuni li ho messo all'asta per sostenere il "progetto Fonopoli", la mia città  della musica.
Quali ricordi con più affetto?
Le "mise" che indossavo per uscire alla sera, quanod il palco era ancora un sogno. Accozzaglie di trine,
merletti, cotoni, rasi... Artigianato personale, altro che alta sartoria.
Sì, ma dove tieni tutto 'sto guardaroba?
In casa. Mi ricorda momenti legati a un tour, a una canzone, a un episodio...
Abbandonerai mai stravaganze e make-up?
Ogni tanto ci penso. Basta con trucchi e nefandezze! Ma poi non me la sento di inchiodare gli occhi dei ragazzi
ad un pianoforte, senza regalare un po' di effimero.
Da chi vorresti sentire interpretare un tuo pezzo?
Da Stevie Wonder.
Qual è il momento più magico del concerto che porti in scena oggi?
Quando canto La grande assente. Ricordare Mia Martini, la mia Mimì, per me è un dovere. Il mio modesto
contributo servirà  a non farla dimenticare?
Cosa ricordi di lei?
La dolcezza e la grande energia. Chiamava sua nipote Pata Pata come un pezzo di Miriam Makeba.
Cosa ascoltavi da ragazzo?
Avevo un amico marinaio che, di ritorno dai suoi viaggi, mi portava vinili di Frankie Valli, quello dei Four
Seasons, e Beach Boys. Cose un po' proibitive per quei tempi. Qui in Italia andavano forte Luciano Tajoli e
Orietta Berti..
Cos'è per te la solitudine?
Essere liberi di commuoversi. Molte persone non "vibrano" solo per paura di fare figuracce.
Ti commuovi facilmente?
Abbastanza, se trovo il momento. Anche guardando un film, a volte mi scendono i "lucciconi"... Ma ho avuto
poco tempo per piangere. Il mio compito è sempre stato quello di divertire.
Ci sono ragazzi che anche stasera ti stanno aspettando fuori dal ristorante. Alcuni ti seguono da
sempre. Che mi dici?
Sono la mia vita... Ma non hanno mai fame?!?
Qual è la persona che conta di più per te, oggi?
Dio.
Sei molto religioso?
Ho imparato ad "addomesticare" questo mio Dio. Me lo descrivevano come un "castiga matti", ma i miei
splendidi genitori mi hanno chiarito le idee. La Fede non è una sorta di slot-machine dove butti dentro i tuoi...
"sudori" sperando di vincere. Ma si vince già  avendo tra le mani questa Grande Carta che stimola a non
lasciarsi andare. Mai.
Come vedi i ragazzi della nostra società?
Tendono a prevaricare, troppo e sempre più spesso. Anche nel lavoro... Una cosa davvero incivile e
controproducente.
Che cosa ti rattrista?
I giovani potrebbero imparare la vita dagli anziani che hanno già  vissuto. Ma quando arrivi a 60 anni, vieni
messo a tacere con uno straccio di pensione e vai a finire su una panchina.
Un chiaro riferimento al tuo pezzo Spalle al muro...
Ma è la verità! Quando siamo in grado di insegnare qualcosa, ci viene messo un bel cerotto sulla bocca.
Sei spaventato da questo?
Già, l'equilibrio sta nel fatto che quando si spegne una vita, un'altra è pronta ad appropriarsi di quel calore e
di quella luce. Ma se si spengono le grandi lanterne, dove si va? Per lucciole?
Il momento più confuso della tua vita?
Quando ho perso mio padre. E' stato come non avere più il direttore di scena.
Hai mai pensato di scrivere un libro?
Me lo hanno chiesto, ma io non lavoro su commissione. Però, quando sarà  il momento, ti garantisco che non
sarà  una biografia... Credo che scriversela porti pure sfiga!
Sei superstizioso?
No, ma manco me le vado a cercà!
Allora, un musical!
Sarebbe bello, ma dovrei ricostruire una piramide di persone competenti che mi desse una mano.
Come va il "progetto Fonopoli"?
Bene. Ci hanno assegnato il terreno adiacente all'Alitalia, alla Magliana Sud, a Roma.
E l'iniziativa"Zerorischi"?
Da sempre sono "contro" il vivere scellerato e senza mezze misure. Io sono stato il primo trasgressore in Italia,
ma anche la trasgressione ha le sue regole, altrimenti genera un'isteria inutile. Buttare via la vita? No! Bisogna
essere cauti invece che incoraggiare la mala sorte. La strada miete già  di per sé molte vittime, ma quello che è
atroce è che se sei un VIP parlano di te al tiggì, se sei uno qualunque, te ne vai e non lo saprà  nessuno.
Mi racconti un tuo sogno?
Da buon romano mi vedo a San Pietro con il Papa che si affaccia alla sua finestra e dice: "Renato sono un po'
zerofolle pure io..."
Ammiri il Papa?
Lo adoro. Mi spiace non averlo mai incontraro in udienza, ma sarei d'impaccio al suo lavoro. Lui deve
consolare i più bisognosi e riterrei offensivo nei confronti di questa gente farmi ricevere.
Perché quella tua foto con in braccio un neonato, nel libretto del tuo cd?
E' una bimba! Simbolo dell'amore, della purezza.
Non sei nauseato dalle notizie che parlano di pedofilia?
I pedofili non sono mai stati bambini. In loro c'è frustrazione, malattia. Mi sconvolge la loro morte spirituale.
Quali sono le tue canzoni anacronistiche per i tempi e perfette alle soglie del Duemila?
Qualcuno mi renda l'anima, che parla proprio della violenza sui bambini e Potrebbe essere Dio: Dio non è un
gratta e vinci.
Il tempo che passa, che effetto ti fa?
Il tempo che passa? Perde solo tempo...
D & R a Renato Zero
di Sonja Annibaldi
(Tutto - n° 6, giugno 1998)